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OXFAM: “L’AIUTO PUBBLICO GLOBALE RISTAGNA, MENTRE L’ITALIA TAGLIA 631 MILIONI

Secondo i nuovi dati OCSE l’aiuto globale è rimasto praticamente fermo nel 2023, rispetto all’anno precedente

L’aiuto italiano cala del 15,5%, con 164 milioni in meno destinati all’Africa. Sempre più lontani dall’obiettivo dello 0,70% entro il 2030

L’appello della Campagna 070 al Governo e al Parlamento per un immediato aumento degli aiuti e il rispetto degli impegni internazionali

Roma, 12 aprile 2024 – Nel 2023 l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) da parte dei Paesi ricchi si è mantenuto sostanzialmente stazionario, con una crescita di appena l’1,8%, in buona parte dovuta al sostegno umanitario e finanziario per la crisi in Ucraina. Tuttavia non è stato fatto nessun nuovo sforzo significativo per dotare i paesi più poveri – spesso attraversati da guerre, carestie e dall’impatto del caos climatico – di risorse chiave per garantire beni e servizi essenziali come sanità e istruzione a centinaia di milioni di persone. Dal canto suo, l’Italia si distingue in modo particolarmente negativo. Il nostro Paese passa infatti dallo 0,33% di APS nel 2022 allo 0,27% nel 2023 in rapporto al reddito nazionale lordo, con un taglio di 631 milioni di dollari.

È quanto denunciato da Oxfam all’indomani della pubblicazione dei nuovi dati preliminari 2023 da parte del Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’OCSE.

 “Ancora una volta, i Paesi ricchi, inclusa l’Italia, hanno tradito le loro promesse di aiuto e si avviano a non rispettare gli impegni internazionali, presi e ribaditi in ogni sede. Una posizione assolutamente irresponsabile. – ha detto Francesco Petrelli portavoce e policy advisor su finanza per lo sviluppo di Oxfam Italia Non si tratta infatti di carenza di risorse ma della volontà politica nel destinarle a questo impegno o nell’individuare ulteriori fonti di finanziamento a sostegno della spesa pubblica. Basti pensare alla possibilità di tassare i grandi patrimoni dell’0,1% dei cittadini più ricchi che permetterebbe all’Italia di disporre di un gettito addizionale tra i 13,2 e i 15,7 miliardi all’anno. Viviamo in un mondo in cui, in un solo mese, gli uomini più ricchi del pianeta incrementano di decine di miliardi di dollari le proprie fortune, mentre decine di migliaia di donne nei Paesi più poveri del mondo muoiono di parto o durante la gravidanza. Esiste una prova più evidente delle enormi ingiustizie e disuguaglianze a cui stiamo assistendo?”

Quasi un terzo dell’aiuto italiano resta nel nostro Paese per far fronte ai costi dell’accoglienza dei migranti

Allo stesso tempo si conferma per l’Italia la tendenza che vede buona parte dell’APS essere destinato a far fronte all’accoglienza dei richiedenti asilo, risorse che rimangono quindi entro i confini nazionali, senza il doveroso stanziamento di risorse aggiuntive: da 1480 milioni nel ‘22 a 1.609 milioni nel ’23, circa il 27% del totale dell’aiuto pubblico italiano per l’anno passato.

“Certamente su questi numeri pesa l’aumento degli arrivi attraverso il Mediterraneo passati da 104 mila nel 2022 al numero record di 155 mila nel 2023, resta però un’evidenza lampante: si tratta di risorse che ancora una volta non vengono destinate ai Paesi poveri”, aggiunge Petrelli.

Altro che “Piano Mattei” per l’Africa, cala anche l’aiuto bilaterale

Nonostante le promesse di un nuovo “Piano Mattei” da parte del Governo, ribadite durante la Conferenza Italia-Africa dello scorso gennaio, i dati preliminari per il 2023 forniti dall’OCSE sono chiari – continua Petrelli – Il nostro Paese è passato dallo stanziamento di 515 milioni nel ’22 per gli aiuti bilaterali ai Paesi africani a 351 milioni nel ’23 (-32%). Lo stesso vale per i fondi destinati ai cosiddetti Paesi a basso tasso di sviluppo (LDC), ovvero i più poveri e fragili, che calano da 381 milioni di dollari nel 2022 a 265 nel 2022 (-30%); così come per gli aiuti destinati a fronteggiare le più gravi crisi umanitarie che crollano di ben 143 milioni, passando da 398 milioni a 255 (- 36%). Nonostante i bisogni umanitari siano in netta crescita alla luce delle gravissime crisi umanitarie che si stanno consumando a livello internazionale”.

Infine in termini generali, nonostante le dichiarazioni del Governo – come certificato esplicitamente dall’OCSE- è proprio l’aiuto bilaterale diretto dall’Italia ai Paesi in via sviluppo che nel complesso cala quasi del 25%; mentre il multilaterale (ovvero i fondi italiani destinati ad organizzazioni internazionali specializzate in cooperazione) rimane costante. Problemi di procedure sempre più farraginose per l’allocazione di risorse che danneggiano il potenziale e la capacità degli attori della cooperazione e della società civile.

Tra i Paesi donatori OCSE l’obiettivo dello stanziamento dello 0.70% è stato rispettato solo da 5 Paesi

Nel frattempo, resta un miraggio il mantenimento dei solenni impegni presi oltre 50 anni fa e ribaditi nel 2015 con l’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. In particolare quello di raggiungere lo 0.70% rispetto al reddito nazionale lordo in aiuto allo sviluppo.

In media i Paesi ricchi nel 2023 hanno destinato infatti solo lo 0,37% del loro reddito nazionale lordo globale agli aiuti allo sviluppo, rispetto allo 0,36% nel 2022: passando da 211 miliardi di dollari a 223,7 per l’anno scorso. I 21 paesi donatori dell’Unione Europea, con 92,6 miliardi di dollari complessivi raggiungono in media lo 0,52% nel rapporto APS/RNL e rappresentano il 41% del totale globale. Gli USA da soli pesano invece per il 30%.

Nel 2023, solo 5 paesi europei – Lussemburgo, Norvegia, Svezia e Danimarca e Germania – hanno raggiunto un obiettivo cruciale per il presente e futuro di centinaia di milioni di persone. E l’Italia in questo, come visto, si distingue in senso negativo.

L’appello all’Italia

“Da questi dati appare evidente che l’Italia non mantiene la parola data. Anziché aumentare gli investimenti in cooperazione internazionale mantenendo l’impegno di destinare lo 0.70% in aiuto allo sviluppo, si torna indietro. –  aggiunge Ivana Borsotto, portavoce della campagna 070, sostenuta anche da Oxfam – Con un calo particolarmente duro per l’Africa e i paesi più fragili. Altro che Piano Mattei! Dove vanno a finire le promesse le dichiarazioni e gli impegni? Chiediamo al Governo e al Parlamento, con spirito di dialogo, più coerenza e determinazione nel cambiare marcia, a partire dalla prossima Legge di Bilancio. In nome della credibilità e responsabilità dell’Italia nel mondo e verso l’Africa”.

Ufficio stampa

Mariateresa Alvino – 348.9803541 – mariateresa.alvino@oxfam.it

David Mattesini – 349.4417723 – david.mattesini@oxfam.it

NOTE:

  • Nel 2023 l’APS dei Paesi membri del DAC è stato pari a 223,7 miliardi dollari. In media, i membri del DAC hanno destinato lo 0,37% del loro reddito nazionale lordo (RNL) per finanziare gli aiuti, segnando un piccolissimo aumento dello 0,1% rispetto allo 0,36%, pari a 204 miliardi di dollari nel l 2022 e molto al di sotto dell’impegno di lunga data di destinare lo 0,7% del loro RNL.
  • Nel 2023, solo Lussemburgo, Norvegia, Svezia e Danimarca e Germania hanno mantenuto la promessa. Più di 50 anni dopo che i Paesi ricchi hanno concordato l’obiettivo dello 0,7%, solo sei lo hanno raggiunto o superato.
  • Anche l’APS per i Paesi a basso tasso di sviluppo (LDC) è stato insufficiente, pur con un aumento del 3% pari a 37 miliardi di dollari.  Dobbiamo però ricordare che questa voce nel 2022 era diminuita del 6,2%. L’obiettivo 17.2 degli SDG delle Nazioni Unite afferma che l’APS per i Paesi meno sviluppati dovrebbe rappresentare una percentuale compresa tra lo 0,15 e lo 0,20% del RNL.
  • La spesa per i “costi dei rifugiati all’interno del paese donatore”, che rende i Paesi DAC destinatari dei propri aiuti, ha rappresentato il 13,8% dell’APS totale nel 2023. In diminuzione del 6,3% rispetto al 2022.

Fonte foto Oxfam